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Elementi per un progetto di divulgazione scientifica di successo

Il panorama della divulgazione scientifica in Italia si è progressivamente ampliato negli ultimi trent’anni e ancora una volta è stato l’arrivo di internet ad aver innescato una rivoluzione anche in questo settore. Se prima l’attività del divulgatore scientifico trovava come canali di comunicazione l’editoria e la saggistica scientifica, e successivamente anche la televisione con la celebre rubrica scientifica Quark ideata e condotta da Piero Angela dal 1981 (e dal 1995 diventato  Superquark), è con il proliferare del web e dei social network che si moltiplicano i canali di comunicazione scientifica e divulgazione: riviste scientifiche online, blog di scienza, divulgatori che aprono il proprio sito web o canale YouTube e cominciano a comunicare la scienza attraverso i social network, per non parlare dei tantissimi progetti di divulgazione scientifica per ragazzi. Internet ha senza dubbio allargato l’offerta per il pubblico e diversificato le possibilità per chi oggi vuole lanciarsi in un nuovo progetto di divulgazione scientifica.

 

Divulgazione scientifica sul coronavirus: analisi di un caso di successo

Ho pensato di scrivere questo articolo a partire dalle riflessioni che ho fatto, in itinere e a posteriori, sugli elementi che hanno determinato il successo del progetto di ricerca e divulgazione Coronavirus – Dati e Analisi Scientifiche, che, fondato nei primi giorni del marzo 2020  in poche settimane è diventato, con oltre 100.000 follower, un’importante e autorevole fonte di informazione scientifica sul coronavirus in Italia, con collaborazioni stabili con i principali organi di stampa nazionali. Gli ingredienti di cui parlo in questo articolo e che hanno determinato la buona riuscita del progetto non pretendono di essere esaustivi né universalmente validi. Credo però che tra questi elementi possano trovarsi idee, strumenti e strategie utili anche per altri progetti di comunicazione e divulgazione scientifica.

Prima però di entrare nel vivo di questo racconto, partiamo dalle basi, senza darle per scontate. Cosa significa divulgare? Cos’è la divulgazione scientifica? E qual è la differenza tra divulgazione e comunicazione scientifica?

 

La definizione di divulgazione scientifica

Divulgare la scienza significa diffondere teorie, studi e scoperte scientifiche in forma semplice ma senza semplificazioni, attraverso esposizioni piane e senza tecnicismi, che si avvalgano dell’uso di metafore e analogie per spiegare concetti complessi, spesso astratti e difficili da cogliere. La divulgazione scientifica si rivolge al grande pubblico con l’obiettivo di accrescere nella società la cultura scientifica e la fiducia nella scienza e nelle istituzioni scientifiche. Essa rappresenta solo una parte della comunicazione scientifica o comunicazione pubblica della scienza, che tradizionalmente si rivolge invece alla comunità scientifica attraverso riviste di settore e specialistiche, ma che oggi, nella cosiddetta era post-accademica della scienza, ha assunto  un significato molto più ampio: comunicazione aziendale e d’impresa di aziende R&D, comunicazione istituzionale di enti e centri di ricerca, comunicazione scientifica in ambito medico, farmaceutico o su grandi temi come i cambiamenti climatici e la pandemia di Covid-19, fino alla comunicazione del rischio per la salute e l’ambiente. Se nell’era accademica le decisioni rilevanti per la scienza venivano prese solo all’interno delle comunità scientifiche, nell’era post-accademica le decisioni investono e comportano il coinvolgimento dell’intera società. Di conseguenza, se prima la comunicazione scientifica si esauriva tra un pubblico di esperti, oggi anche quella rivolta ad un pubblico più ampio di non esperti diventa rilevante. Come disse Pietro Greco nell’introdurre un’edizione del Master in Comunicazione della Scienza della SISSA a Trieste, «nell’era accademica della scienza la comunicazione al pubblico di non esperti era un optional, nell’era post-accademica è diventata una necessità».

Fatta questa premessa sui concetti e le definizioni di divulgazione scientifica e di comunicazione della scienza nell’era post-accademica, vediamo quali sono stati gli elementi che hanno determinato il successo del progetto Coronavirus – Dati e Analisi Scientifiche, e che possono considerarsi ingredienti comuni e fondamentali per il successo anche di altri progetti.

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Illustrazione di Marzia Munafò per Coronavirus – Dati e Analisi Scientifiche

8 elementi per un progetto di divulgazione scientifica di successo

1. Il tempismo

Ho aperto la pagina Facebook Coronavirus – Dati e Analisi Scientifiche il pomeriggio del 7 marzo e dato l’annuncio la mattina dell’8 con questo post. Il giorno seguente è stato decretato il lockdown nazionale e tutti ci siamo ritrovati chiusi in casa, cercando di capire cosa stesse accadendo, alla ricerca di informazioni serie, rigorose, attendibili e semplici da capire. Di pagine Facebook sul coronavirus poi ne sono nate molte altre ma essere stati i primi ha sicuramente determinato un vantaggio, anche se non decisivo. Un’idea, dopo che qualcuno l’ha avuta, appare sempre semplice e ovvia. Il problema è essere i primi ad averla. Questo vale per ogni nuovo progetto voi vogliate lanciare.

 

2. Il corretto utilizzo dei social network

Coronavirus – Dati e Analisi Scientifiche è un progetto nato su Facebook e poi estesosi ad altre piattaforme social e blog come Medium. Questo ci ha permesso di entrare fin da subito a stretto contatto con il pubblico, di generare scambi reciproci e interazioni, di raccoglierne i bisogni e monitorarne gli umori. La creazione di un sito web ci sarebbe costata tempo, soldi e fatica; la pagina Facebook è stata invece aperta a costo zero e in pochi minuti. Ma la cosa più importante di tutte è che siamo riusciti ad utilizzare i social network senza cadere nel superficiale, mantenendo sempre un profilo serio e scientificamente rigoroso, come vi dirò nel prossimo punto. Non esiste un progetto di divulgazione scientifica di successo che non sia scientificamente rigoroso, indipendentemente dai canali di comunicazione che utilizza.

 

3. Il rigore scientifico

Facciamo una prova: provate a cercare su Google “qual è la lunghezza ideale di un post su Facebook” e troverete fior fiori di articoli di strateghi e “ninja” del marketing che vi consigliano 80 caratteri – sì, avete capito bene, 80 caratteri – come lunghezza ideale per un post su Facebook. Coronavirus – Dati e Analisi Scientifiche ha sovvertito ogni buona regola del marketing trasformando una pagina Facebook in un vero e proprio blog, con la pubblicazione di articoli di divulgazione scientifica mai inferiori ai 5000 caratteri. Il nostro post più letto con 366.000 persone raggiunte, 71.000 interazioni e oltre 8.000 tra like, commenti e condivisioni è stato un articolo di 7.000 battute; il secondo articolo più letto ha invece più di 13.000 caratteri. Cosa significa questo? Che non esistono regole universali; e che la differenza, come sempre, la fanno la qualità e l’unicità dei contenuti proposti.

 

4. L’empatia

La redazione di Coronavirus – Dati e Analisi Scientifiche è composta da 7 persone, più un gruppo  di collaboratori esterni: il 50% di noi ha meno di 30 anni e tutti siamo under 40. Nell’epoca della comunicazione scientifica televisiva fatta da professoroni in giacca e cravatta, o da eleganti e plurinominate scienziate in tailleur, noi all’inizio del primo lockdown abbiamo aperto il nostro pc in camera da letto, e abbiamo cominciato a raccontare la pandemia spiegando a tutti, con enorme pazienza e grafici alla mano, concetti matematici ed epidemiologici che oggi sono entrati nel vocabolario comune, ma che un anno fa non lo erano affatto. In quel momento eravamo come tutti gli altri: in tuta e pantofole, soli nelle nostre abitazioni, con le nostre idee e le nostre conoscenze messe a disposizione della collettività. Questo ha creato una vicinanza e un’empatia straordinarie con il pubblico e ha ridotto le distanze che le misure di contenimento avevano per forza di cose generato. Non siamo mai stati percepiti come accademia, ma come ragazze e ragazzi con competenze specifiche che impegnavano molto del loro tempo a capire e comunicare questo assurdo presente. L’empatia è un fattore determinante in ogni progetto di comunicazione e marketing.

13 marzo 2020 – Il primo di una lunga serie di video di analisi giornaliera dei dati Covid-19 realizzati da Coronavirus – Dati e Analisi Scientifiche e ripresi dal canale Scienza e Tecnica dell’ANSA.

5. Promozione e ufficio stampa

Se hai una buona idea, promuovila! Diffondila con ogni mezzo a tua disposizione. Appena ho aperto la pagina Facebook Coronavirus – Dati e Analisi Scientifiche ho fatto due cose:

  • un comunicato stampa che ne desse l’annuncio, inviato a tutti i miei contatti, giornalisti e redazioni, coltivati nel corso degli anni, in particolare alle redazioni scientifiche come il canale Scienza e Tecnica dell’ANSA. L’attività di ufficio stampa e digital PR si è rivelata fondamentale e strategica, perché ha subito attirato l’attenzione dei mass media sul nostro progetto, amplificandone la risonanza.

  • Un piccolo investimento di denaro in advertising, ovvero inserzioni a pagamento su Facebook. Questo è servito nelle prime due settimane per selezionare un target di riferimento e uscire dalla “bolla” delle comuni amicizie per arrivare ad altri target group, ovvero a persone esterne alla propria cerchia che a loro volta, condividendo i contenuti della pagina, la indirizzavano verso altre cerchie di contatti. Questa dinamica ha innescato una crescita esponenziale dei follower che ci ha portato da 0 a 80.000 in circa un mese di lavoro.
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Crescita dei follower della pagina Facebook Coronavirus – Dati e Analisi Scientifiche dal 7 marzo 2020 (giorno di lancio) al 6 aprile 2020.

6. Fare network

In rete vale più che mai la regola del “tutti per uno, uno per tutti”. Fare network, o rete, significa mettere in comune idee, competenze, canali di comunicazione, pubblici di riferimento. Significa allargare la propria target audience e amplificare i propri contenuti. Per questo fin da subito Coronavirus – Dati e Analisi Scientifiche ha cercato altri progetti con cui collaborare: sviluppatori di piattaforme di monitoraggio Covid-19, comunicatori e divulgatori scientifici da ospitare nella pagina, grafici e disegnatori per la nostra identità visiva e le immagini dei nostri articoli, progetti di divulgazione nati su altre piattaforme social con cui interagire, editori di  saggi e libri di divulgazione scientifica e librerie specializzate in libri scientifici e per ragazzi. Infine abbiamo rivolto lo sguardo oltre i confini nazionali, e cercato persone all’estero e progetti di divulgazione scientifica in inglese con cui collaborare, per soddisfare anche la dimensione globale che la pandemia ci impone. Qualunque sia il tuo progetto, mettiti in rete con altre persone e altri progetti, ne guadagnerete tutti!

7. Regolarità nelle pubblicazioni

Questa regola vale per ogni progetto di divulgazione: non aprire un blog, una pagina Facebook o un qualunque canale di comunicazione se non pensi di riuscire a tenerlo aggiornato. Produrre contenuti con una certa regolarità è fondamentale. Non è tanto importante la frequenza quanto la costanza. Abitua il tuo pubblico a una certa regolarità nelle pubblicazioni, che possono essere giornaliere o anche settimanali, e mantieni la promessa: vedrai che ne guadagnerai moltissimo in termini di follower. Per far ciò, è necessaria una seria programmazione a monte: nessun progetto di divulgazione scientifica può fare a meno di un piano editoriale di contenuti.  

8. Intuito

Sarei un bugiardo se vi dicessi che il 7 marzo 2020, quando ho lanciato il progetto di divulgazione Coronavirus – Dati e Analisi Scientifiche, io avessi programmato tutto questo a tavolino. In realtà non avevo previsto quasi nulla di quanto vi ho appena raccontato. Ho però avuto un’intuizione e l’ho realizzata senza pensarci troppo. Ho poi unito l’intuizione alle mie competenze nella comunicazione e divulgazione scientifica e a quelle di tutta la redazione del progetto, e insomma… direi che ne è venuto fuori un bel cocktail!

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L’immagine di copertina è un’illustrazione del 1791 dello scrittore, botanico e naturalista William Bartram tratta dalla sua opera Travels.

Bibliografia essenziale sulla comunizazione della scienza nell’era post-accademica:

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